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Frasi Belle

Frasi Belle

Frasi Kurt Cobain

Scritto da admin Il settembre - 9 - 2009 questa pagina è stata letta 20.277 volte

“In Utero avrei voluto intitolarlo Mi odio e mi voglio suicidare, perché volevo fare un sarcastico autoritratto di quando vivevo il mio “periodo nero”, e mi sentivo uno schizofrenico capriccioso e ossessionato dall’idea del suicidio…” (new!)

“Sono anni che lotto contro un dolore allo stomaco così lancinante che mi toglie la voglia di vivere; è come se avessi dentro lo stomaco un cane famelico che mi sbrana lentamente, giorno dopo giorno… È un terribile tormento che mi porta a essere schizofrenico, e mi sento impazzire… L’eroina è il solo “medicinale” che riesce a calmare un po’ questo dolore tremendo, continuo, distruttivo…”

“Quando Pavitt & Poneman ci ingaggiarono per la Sub Pop, noi eravamo in preda all’emozione: stavamo per pubblicare il nostro primo disco!… Ma da quel momento, il tempo aveva cominciato a passare senza che della realizzazione del disco ci fosse notizia… Il problema era che la Sub Pop doveva prima riuscire a raggranellare i soldi necessari alla pubblicazione, e se noi non ci fossimo dati una mossa staremmo ancora aspettando… Dopo quasi un anno di attesa, il disco ce lo siamo pagati di tasca nostra: 606 dollari in tutto una cifra ridicola, in assoluto, ma per noi era stato un vero salasso!”

“Riceviamo sempre quintali di posta dai fan, ma da quando abbiamo firmato un contratto con una major discografica sono aumentate in misura impressionante quelle di minacce e insulti, e che grondano indignazione definendoci “venduti”… L’assurdo è che ci scrivono lettere del genere anche i fan di band al cui confronto se i Nirvana sono dei “venduti” quelle sono delle vere puttane del rock…”

“Il nostro principale obiettivo è quello di salvaguardare la nostra indipendenza. Quanto ai “sogni nel cassetto”, l’unico che davvero ci piacerebbe realizzare sarebbe un film dei Nirvana sulla storia dei Nirvana… Nei miei panni ci vedrei bene Ernest Borgnine;per la parte di Chris, invece, ci vorrebbe qualcuno alto, molto alto, che so, magari Kareem Abdul Jabbar…”

“La cosa migliore del nostro primo periodo è stata l’accoglienza da superstar che ci hanno riservato in Inghilterra. Ma la verità è che quel primo tour è stato anche un vero inferno: il rimborso-spese della Sub
Pop bastava appena per la benzina e per un pasto scarso al giorno; inoltre, eravamo in tour insieme ai Tad, tutti sullo stesso furgone-noi, loro, e in più tre tecnici-roadies: undici persone in tutto… Un fottuto
tour che ci ha spremuti fino alla fine come dei limoni:avevamo soltanto tre serate libere ogni dieci giorni, lavoravamo come cammelli, e mangiavamo meno di un colibrì…”

“I miei libri preferiti sono quelli scritti da coloro che per me sono dei filosofi… Bukowski, Beckett… insomma, tutti quelli che hanno il cognome in “B”…Nietzsche, infatti, non mi riesce di digerirlo: una volta ho provato a leggerlo, ma per quanto mi sia sforzato non sono riuscito a capire una sola parola…Del resto, anche i Nirvana sono in fondo una filosofia-di periferia, magari, ma di certo non di seconda scelta…”

“Certo che i Nirvana sono cambiati, col passare degli anni… Se prima eravamo dei “fottimadre, fumatori di crack e adoratori di Satana”, adesso siamo dei ‘baciabambini, sniffafiori e prostituti dell’industria rock’…”

“Sto vivendo un ottimo periodo. Non è per il grande successo di Nevermind, non è perche sto diventando ricco & famoso, e nemmeno perché ci sono milioni di giovani che ci applaudono e ci leccano il culo, no: è un buon periodo perché il mio stomaco mi lascia in pace, non mi tormenta più come prima… E se questo benessere fisico mi impedirà di comporre nuove canzoni, non me ne frega un cazzo: basta la salute, no?”

“Dopo il successo, suonare per me è diventato come un lavoro, e non mi diverto più come prima. È difficile far coincidere l’estro con gli impegni, le date di un tour con le mie personali voglie… È come se all’ispirazione si dovesse sostituire la professione. All’inizio era un’elettrizzante avventura, e adesso tutto sembra essere diventato un circo grottesco.”

“Il successo di Nevermind sta rischiando di farci diventare come tutte le altre band di successo… Tutti gli impegni che ci aspettano fanno tramontare il progetto di una fanzine tutta nostra con la quale vorremmo dare ai nostri fan la vera, autentica dimensione umana e creativa dei Nirvana, combattendo
tutte le stronzate che la stampa va scrivendo sul nostro conto-e su di me in particolare… Non riesco nemmeno a leggere le migliaia di lettere che ricevo, non riesco a preparare nuovo materiale per un futuro album… Non abbiamo più contatti col mondo esterno, siamo finiti sotto la cappa del Successo col rischio di soffocare.”

“Dopo la pubblicazione di Bleach, avevamo cominciato ad andare in tour riuscendo ad avere un certo seguito di pubblico; ma non avevamo neanche la possibilità di rallegrarcene, perche tutti ci dicevano che il nostro disco era praticamente introvabile… Sono state cose di questo genere, che alla fine ci hanno spinto a firmare il contratto con una major discografica-se non altro, così i nostri dischi sarebbero stati alla portata del pubblico…” 

“Ho sempre avuto delle tendenze suicide: non mi è mai importato molto di vivere o di morire, a parte il fatto che spesso ho considerato la morte come fine di ogni tormento. Ma il fatto è che la morte, a volte, mi fa anche paura…”

“La K che mi sono fatto tatuare sull’avambraccio non c’entra niente col mio nome; me l’ha tatuata Dave Grohl con un ago, e mi piace proprio, perche mi richiama la K Records e le sue band, che sono quelle che preferisco in assoluto: i Vaselines, ad esempio…Intendiamoci, i miei brani non sono affatto influenzati dalla loro musica; è solo che i Vaselines mi ricordano quand’ero più giovane… Il fatto è che vivo un grande struggimento per la mia infanzia, e ne conservo dei ricordi incancellabili.”

“Una delle cose che più detesto nel mondo del rock in tutta la coreografia che gli sta intorno, sono le T-Shirt fabbricate in serie e tinte con colori “psichelici”: personalmente non potrei mai mettermi addosso una di quelle orripilanti schifezze, e potrei faun’eccezione solo nel caso di un’eventuale T-shirt tinta col piscio di Phil Collins e col sangue di Jerry Garcia…”

“Col passare del tempo, i brani che compongo diventano sempre più pop, proprio perché il mio stato d’animo è cambiato, e certe angosce me le sono lasciate alle spalle… Adesso i miei brani vertono sui conflitti relazionali, sui fattori emotivi nei rapporti tra gli individui”

“I Nirvana non si rivolgono alla gente di plastica che vive a Beverly Hills, o al gregge di giovani pecore che pascola nei McDonalds: noi vogliamo parlare a persone vere e vive, vogliamo avere per interlocutori individui autentici alle prese con la realtà quotidiana.Per cui, è ovvio che nelle nostre canzoni sono presenti tematiche vicine al vissuto, come ad esempio l’uso li stupefacenti, così come i problemi delle donne questione-gay: cioè i veri problemi della gente vera, i problemi che noi stessi abbiamo, le questioni noi stessi viviamo…”

“A Aberdeen, i giovani “devianti” impazzivano tutti per band sul genere degli Scorpions, oppure per Ozzy Osbourne; io, invece, gli Scorpions e Osbourne li consideravo insopportabili, noiosi e pretenziosi, e in pratica finivo per essere un “diverso” tra i “diversi”…. »

“Negli anni dell’adolescenza, per me il rock era un mondo estraneo, non mi attraeva per niente…Poi mi sono imbattuto nei Melvins, e attraverso i Melvins ho conosciuto il punk-rock, che ha finito per cambiare radicalmente la mia vita e il mio futuro…Volevo assolutamente formare una mia band, e per questo mi ero comprato una chitarra elettrica: ma a Aberdeen proprio non conoscevo nessuno che mi desse retta…Poi, finalmente, ho avuto la fortuna di incontrare Chris.”

“Di notte, me ne andavo in giro scrivendo sui muri di Aberdeen, cose tipo “Dio è gay”, “Cristo Abortito”, “Omosessualità al potere”…Con la vernice spray, scrivevo cose del genere anche sulle vetrine dei negozi, sulle auto in sosta, sull’ingresso della banca…La mattina dopo era molto divertente osservare le reazioni della gente perbene…Una volta la polizia mi ha beccato:180 dollari di multa, e una condanna a trenta giorni di carcere per “vandalismo”…”

“Vivere a Aberdeen è stato per me come se fossi rinchiuso in un grande carcere…Ho desiderato per anni di scapparmene a Seattle, vendermi il culo e diventare un punk-rocker….ma avevo paura, e ho aspettato troppo tempo…”

“La campagna scandalistica scatenata dalla stampa contro di me e contro Courtney per via di nostra figlia è stata terribile, e mi ha portato a un passo dal lasciare i Nirvana. L’America conformista e perbenista ha tentato di schiacciarmi per spazzare via il nostro stile di vita e le nostre idee”

“Il nostro primo tour europeo nel 1988 è stata un’esperienza durissima, ma non sono mancati anche dei momenti indimenticabili-in fondo, eravamo dei ragazzotti dell’estrema provincia americana che sbarcavano per la prima volta sul Vecchio Continente…
Non dimenticherò mai, ad esempio, di quella specie di Villaggio degli Gnomi nel quale abbiamo suonato in Austria: il pubblico era demenziale e continuava a chiederci “i classici del Rock”, ma quel paesino tra le montagne era eccezionale, quasi irreale…”

“Più che le capacità organizzative o manageriali, oppure le reali possibilità di successo che ci faceva intravedere, della Sub Pop ci aveva colpito l’atteggiamento. All’inizio Pavitt e Poneman erano degli idealisti, facevano di tutto e non se la tiravano affatto da discografici di grido; e poi avevano stampato quelle fantastiche T-Shirts con su scritto a caratteri cubitali “Loser”[“Perdente”]…In piena era yuppistica, dove tutti dovevano adeguarsi al modello “giovane-sano-ricco-vincente”, quella scritta era come un sonoro schiaffone in faccia all’establishment”

“Tutto è cominciato a Olympia, la cittadella universitaria di Seattle.A Aberdeen noi eravamo sprofondati in quello che è il buco del culo del mondo, completamente tagliati fuori da tutto quello di nuovo accadeva alle metropoli.Ma a Olympia funzionava tutto in maniera diversa:là c’erano parecchie fanzines che si occupavano delle band underground, e soprattutto c’era l’emittente radiofonica Kaos, che sotto la guida di John Foster trasmetteva prevalentemente i brani delle band alternative”

“Dopo un po’ che ci frequentavamo, io e Chris avevamo deciso si preparare un demo-tape da proporre a qualche casa discografica….Eravamo totalmente sprovveduti, e non avevamo la minima idea di come farla arrivare sul tavolo di qualche talent-scout discografico…Ma i brani che avevamo registrato erano proprio eccezionali, incredibili, da sballo – sembravano realizzati dai Black Flag, ma a tratti ricordavamo anche i Black Sabbath…”

“Nei primi tempi, con me e Chris c’era anche un batterista, un autentico stronzo che avevamo dovuto ingaggiare soltanto perché era l’unico tizio in città che avesse una batteria di sua proprietà.Quel tizio ci ha fatto uscire dai gangheri:noi facevamo sul serio, volevamo diventare una vera band, ma lui non veniva mai alle prove, e quando anche ci veniva continuava a bere per tutto il tempo,e dopo mezz’ora era sempre completamente sbronzo-recitava la parte del batterista maledetto…”

“Dovendo trovare un nome per la nostra band avevamo scelto “Skid Row, un nome che richiamava la zona più malfamata di Aberdeen: ma tutti i nostri amici ci avevano criticato per quella che definivano “una scelta da provinciali”, e a quel punto noi non sapevamo più dove sbattere la testa, anche perché “Skid Row” in realtà ci sembrava un nome assolutamente fantastico…”

“Sono stati i Melvins a farmi innamorare del punk. Una volta avevano tenuto un concerto gratuito nel parcheggio del supermarket dove lavorava Buzz;il pubblico era formato da una cinquantina di ragazzi, tutti perbenino e a modino, che guardavano Buzz e compagni con gli occhi sbarrati – l’unico che si divertiva davvero ero io, si trattava di uno sballo unico…Il giorno dopo, ho chiesto a Buzz di registrarmi una compilation di brani punk, e poi sono corso dal barbiere a farmi fare una bella cresta…”

“Il primo, vero punto di svolta della mia vita è stato l’incontro con Buzz Osbourne, il guru del punk-rock di Aberdeen.Buzz Osborne aveva formato una band, che all’inizio eseguiva covers di Jimi Hendrix e Cream:poi, avevano deciso di chiamarsi “Melvins”, dal cognome di un tizio che era finito sulla prima pagina del quotidiano locale perché era stato arrestato mentre rubava alberi di Natale su un viale cittadino – una faccenda talmente insensata da risultare affascinante per dei veri punk della provincia americana…Una volta “scoperti” i Melvins, che mi teneva più?Andavo a tutte le loro prove, e ogni volta mi sbronzavo alla grande, e mi sentivo felice…Buzz, per me, era la quintessenza della filosofia punk:mi toglieva il fiato quando gridava nel microfono I want to fuck my mum!…”

“Dopo essermi procurato una chitarra, ho cominciato a comporre dei miei brani, anche perché non avevo nessuna intenzione di perdere tempo a imparare le covers di Van Halen:volevo provare a sviluppare un mio stile persona, volevo esprimermi in prima persona.L’unica cover che ho imparato è Comunication Breakdown degli Zeppelin”

“Da ragazzino avevo una chitarra, e me ne stavo sempre in casa strimpellando più o meno le canzoni dei Beatles.Durante le feste di famiglie, ad esempio a Natale, me la spassavo con veri concertini casalinghi.Il mio unico sogno, allora, era quello i diventare una rockstar. Ma poi è arrivata l’adolescenza, e tutto è cambiato…La musica mi piaceva ancora, ma mi sentivo diverso, diversissimo da tutti i miei coetanei:ad esempio, odiavo i Kiss, non sopportavo i Boston, e a quei tempi proprio non riuscivo a capire come facessero a piacere agli altri…”

“La mia prima performance rock l’ho vista quando avevo quindici anni; con un mio amico e sua sorella siamo andati a Seattle, a sentire Sammy Hagar…Lungo il viaggio ci eravamo scolati un’intera cassa di birra, e quando siamo arrivati a Seattle siamo finiti in un ingorgo stradale – stavo così male che mi sono pisciato addosso…Poi siamo arrivati al concerto, e tutti i presenti si passavano delle canne di marijuana:era la prima volta che “fumavo”, e dopo due tiri ero sballato perso…Ero così fuori, che mentre giocherellavo con un accendino che tenevo in una tasca ho finito per bruciare la tasca dei jeans”

“A Aberdeen mi avevano appiccicato l’etichetta di “finocchio”.Ma mi consideravano un finocchio strano, diverso dai due gay che c’erano in città.Questa mia “reputazione” mi ha anche procurato qualche brutta esperienza, nei vicoli di Aberdeen…”

“Non ho guardie del corpo che proteggano me e la mia famiglia, così mi sono comprato una pistola e un fucile, e vado nei boschi a sparare per tenermi in esercizio. Ho una fottuta paura che mi succeda quello che è capitato a John Lennon, o che qualche maniaco entri in casa mia e aggredisca mia figlia, o che ci uccida tutti quanti… Mi sono armato per ragioni di sicurezza e tranquillità personale non sono un tipo molto “dotato”, dal punto di vista fisico, e ho una fottuta paura della violenza…”

“È escluso che tra dieci anni i Nirvana siano ancora sulla scena: la nostra è un’avventura a tempo determinato. Non riesco proprio a immaginare di fare le cose che faccio oggi tra dieci anni: non voglio fare la fine di Eric Clapton odi Bob Dylan… Non mi sembra serio modificare i miei brani per adattarli all’età che avanza…”

“Finiti i Nirvana finito Kurt Cobain. Non credo che affronterò mai la strada solista. Piuttosto, mi piacerebbe lavorare con altri musicisti, o percorrere strade artistiche totalmente differenti dall’ambito musicale.”

“Dopo In Utero, i Nirvana si sono praticamente esauriti. Siamo arrivati in prossimità del punto in cui ci può essere solo la ripetitività, la routine. Non ci sono in vista nuovi obiettivi, nuove aspirazioni, nuove strade da battere. Mi dispiace dirlo, ma penso che nel nostro futuro ci possano essere ancora uno o due album al massimo… I nostri fan invecchiano con noi, e tra un po’ diranno che dei Nirvana non gliene frega più un cazzo-e a quel punto io gli dirò: andate pure a farvi fottere…»”

“Da ragazzo mi sentivo confuso, alienato, smarrito.Ero introversissimo, e non mi interessava passare del tempo con i miei coetanei.Nemmeno le ragazze mi interessavano:erano tutte aspiranti “pon pon”, si pettinavano in modo orribile, e parevano gallinelle in perenne attesa di farsi sbattere da qualche studente sportivene”

“La vita quotidiana di Aberdeen?Semplice: abbattere alberi e bere, scopare e bere, parlare di sesso e bere ancora un po’…La gente di Aberdeen è gente senza anima:regna la depressione, si lavora e si scopa, e il sollievo è l’alcolismo”

“Da ragazzo ero sempre immerso nella paranoia chiuso nella mia stanza ad ascoltare musica…Pensavo che non ce l’avrei mai fatta a diventare adulto, e del resto non ne avevo nessuna voglia perché ero già troppo alienato…Tutto mi sembrava nero e senza speranza”

“Alle scuole superiori, prima di conoscere Chris e Buzz Osborne, il mio miglior amico era un tale di nome Meyer Loftin; Meyer era notoriamente gay, così tutti, vedendoci sempre insieme, mormoravano che anch’io lo fossi.Il fatto è che io me ne strafottevo delle fottute pecore di Aberdeen e delle loro meschinità: Meyer era un tipo meraviglioso, e mi affascinava proprio per la sua diversità dalla banalità che ci circondava; lui aveva sempre un punto di vista tutto suo originale, tutto suo, differente dalla massa dei giovani benpensanti di Aberdeen….Meyer non era uno dei tanti polli d’allevamento:aveva un suo cervello una sua personalità, una sua originalità – e mi piaceva per questo”

Un giorno (dopo l’articolo di Vanity Fair che accusava Kurt e Courney di essersi fatti di eroina mentre aspettavano la bambina), mi sono svegliato come se mi avessero pizzicato e ho capito che era successo qualcosa di terribile, che coinvolgeva le nostre vite e la nostra immagine. E’ stato tutto molto esasperato, perché ci avevano già trasformati in personaggi da fumetti e questo giustificava tutto ciò che si diceva di noi. Mi è parso stupefacente che qualcuno potesse farla franca dopo un articolo simile, che non finisse in galera o non gli capitasse nulla. Credevo di poterle fare causa ma occorrevano milioni per andare in tribunale contro quell’editore. Perciò pensai: ‘Vaffanculo! Appena esco dall’ospedale, la uccido io con le mie mani. La pugnalo…Prima prendo il suo cane, glielo sgozzo sotto gli occhi e poi le cago addosso e la pugnalo’. Deve solo sperare che un giorno non mi ritrovi senza moglie e figlia, perché se succede mi vendicherò. Prima che io lasci questa terra, quella lì viene con me.”

“Era tutta una montatura: hanno cercato di usarci come esempio perché siamo esattamente l’opposto del mondo dello spettacolo americano, che è conformista. E’ stata una caccia alle streghe: i Servizi sociali hanno preso l’articolo di Vanity Fair, l’ hanno fotocopiato e poi hanno ripescato l’esame delle urine che aveva fatto Courtney nei primi tre mesi di gravidanza e l’ hanno usato come scusa per portarci via la bambina. E’ stato umiliante e ci ha fatto capire che là fuori, alle nostre calcagna, c’era un bel po’ di gente potente: ci siamo sentiti schiacciati.”

“IN UTERO non è particolarmente più crudo o più emotivo degli altri dischi. I coglioni mi girano ancora per gli stessi motivi di qualche anno fa. C’è gente che fa del male ad altra gente senza motivo e io voglio massacrarla. Questo è il succo. Invece, tutto quello che so fare è urlare nel microfono.”

“E’ triste pensare allo stato in cui si troverà il rock tra vent’anni: è già talmente risaputo e scopiazzato che mi sembra già in fin di vita adesso; figuriamoci tra vent’anni! Mi fa venire i nervi, perché non credo che sarà più tanto importante quanto è stato un tempo. Ora è solo un calcolo, si basa tutto sui numeri. L’infinito non esiste: ripeti una cosa dieci volte e poi sei daccapo. Sul manico di una chitarra ci sono 6 corde e dodici note e la cosa ripete. Dieci anni fa era già stato fatto ciò che si fa adesso e ogni cinque anni le cose si innacquano. Ai ragazzi non importa molto del rock. Non è come una volta: è una moda, un modo di identificarsi con qualche cosa per avere una vita sociale e scopare. Siamo arrivati a un punto tale che non riesco davvero a immaginare come la musica possa avere qualche importanza per un adolescente.”

“Non importa quello che facciamo, o se le nostre sono vite pulite, perché non riusciremo a sopravvivere: abbiamo troppi nemici e minacciamo troppa gente. Ci vogliono vedere morti; possiamo andare avanti a dispetto di quelle teste di cazzo ma ci hanno già provato in passato con i mezzi più meschini, attaccando la mia famiglia. Posso resistere per anni ma arriverà il giorno in cui non sarò più in gradi di farlo. Quando mia figlia avrà dodici anni e comincerà a leggere tutte quelle vecchie riviste, mi chiederà: ‘davvero ti sei drogato quand’ero piccola?’. Sarà difficile dirle che molte cose non sono vere. Mi sono successe tante robe fantastiche ma anche tante cose devastanti. Se la gente imparasse a tenere la bocca chiusa, invece di accusarci, mi rimetterei a posto nel giro di un paio d’anni. Ma non vedo la conclusione e proprio ieri è uscito un altro articolo di merda…”

“Stavo pensando di registrare qualche cosa su un quattro piste e pubblicarla anonimamente, inventando uno pseudonimo. Mi piace molto l’idea di registrare a basso costo e fare uscire qualcosa su cui non si è lavorato in maniera così febbrile come ai progetti Nirvana. Fonderò un etichetta e la chiamerò Exploitation Records (’dischi dello sfruttamento’); farò registrare solo barboni, ritardati, persone deformi e con deficienze mentali e metterò la loro fotografia sulla copertina dell’album. Saranno registrazioni a basso costo e diventeranno una novità, una chicca da collezionisti da comperare venti dollari al pezzo. Non sarà uno sfruttamento della gente che ha fatto il disco ma della gente che lo comprerà. Mi porterò in tour una scatola di dischi e li venderò ai negozi che troverò sulla strada. Ripubblicherò su vinile tutti i dischi dei Nirvana, registrando direttamente i master delle casse dello stereo, in modo che sembrino dischi a basso costo o bottlegs, tutti con una copertina artistica. Forse sarà la mia fantasia punk rock ma se NEVERMIND fosse uscito così sarebbe stato migliore. Mi piacerebbe averne una scatola. Ci sarà bisogno di molto capitale e io ho speso quasi tutti i soldi che ho guadagnato con quell’album per difendere la mia bambina. Per fare un milione di dollari devo vendere otto milioni di dischi, e se quello nuovo non vende non potrò considerarmi sistemato a vita. Una famiglia media americana guadagna più di un milione di dollari nella loro vita. Misa che tra una decina d’anni dovrò cercarmi lavoro.”

“Punk significa libertà musicale. E’ dire, fare e suonare ciò che ti pare. Sul dizionario Webster, ‘nirvana’ significa libertà dal dolore, dalla sofferenza del mondo esterno: è quanto di più vicino alla mia definizione del punk rock”

“Per definizione, il pop è estremamente orecchiabile, che ti piaccia o no. Odio certe canzoni pop eppure non riesco a togliermele dalla mente. Anche le nostre sono canzoni nel tipico standard pop: verso, ritornello, verso, ritornello, assolo, brutto assolo. Credo che siamo una specie di Knack e Bay City Rollers molestati da Black Flag e Black Sabbath”

“Adesso la gente si è aperta e apprezza il rock duro nel punk: è bello che questi due generi si siano fusi. Ora è venuto il momento di apprezzare la componente pop : l’atteggiamento è una cosa ma l’unico modo per emozionare qualcuno è una buona canzone “

“Nessuno, specie tra i nostri coetanei, vuole affrontare grandi temi. Anzi, si preferisce dire: ‘Non importa, lascia stare. Non siamo un gruppo politico ma gente che fa musica. Tuttavia, non siamo neppure l’ennesimo complesso di teste vuote che chiede al pubblico di dimenticare. Non c’è più ribellione nel rock: ecco perché spero che l’underground possa influenzare le correnti dominanti e dare una scrollata ai ragazzi. Chissà, magari potremo cambiare la vita di qualcuno, impedendogli di diventare un viscido avvocato o un saldatore. Forse c’è bisogno di un nuovo gap generazionale.”

“L’unico modo in cui posso descrivere il concetto di musica ‘alternativa’ è ‘buona musica’. Non me ne frega niente del suono che ha, se è abrasiva, pulita o da ritardati. Non ha più importanza. Ci sono talmente tanti gruppi che fanno schifo e talmente tanti pessimi autori, che l’unica alternativa alla brutta musica è bella musica: una cosa rara .”

“Ho pensato molto al successo di NEVERMIND, senza giungere ad alcuna conclusione. Non voglio apparire egocentrico ma so che è meglio della maggior parte della merda commerciale che da un po’ di tempo fanno mandar giù alla gente. Io sono il portavoce di me stesso e il caso vuole che ci sia un mucchio di gente attenta a quello che dico e a volte è spaventoso, perché sono confuso come loro. Non ho le risposte a nulla: non voglio essere un cazzuto portavoce. Gran parte della musica è personale, se considero l’esperienze e le emozioni che hanno formato la mia vita, ma i temi della canzoni, perlopiù, non sono così personali: sono storie prese dalla TV, dai libri, dai film, dagli amici. Di mio ci sono sentimento ed emozione. “

“Il mio modo di cantare si concentra maggiormente nella parte superiore dell’addome: è da lì che urlo, è li che sento, è li che ogni cosa esce da me. “

“Ho seri problemi con il maschio medio – tipo operaio nerboruto – perché ha sempre rappresentato una minaccia per quelli come me. Mi sono quasi sempre dovuto confrontare con questi tipi, che a scuola mi minacciavano e mi picchiavano, ma si finiva sempre per girargli intorno perché ci si aspettava di diventare come loro, da grandi. Mi sento decisamente più vicino alla componente femminile che a quella maschile, soprattutto se si pensa all’idea che c’è in America del maschio, dell’uomo. Crescendo, mi sentivo sempre più alienato: non riuscivo a trovare amici con i quali avessi qualcosa in comune. Volevano diventare tutti boscaioli, mentre io sapevo che desideravo fare qualcosa di diverso. Volevo diventare una specie di artista. “

“Dovrei sentirmi davvero in colpa, visto che incido per una multinazionale. Dovrei vivere secondo i vecchi dettami punk rock rifiutando ogni cosa abbia a che fare con la commercialità: me ne starei nel mio piccolo mondo senza avere alcun impatto tranne che su me stesso e su quelli che già sanno di cosa mi lamento; sarebbe come predicare ai convertiti. Non posso nutrire troppa animosità nei confronti del nostro nuovo pubblico, perché capisco che molte persone hanno una personalità che non si sono scelte e che anzi sono state spinte a forza nel proprio modo di vivere. La speranza è che a questa gente, ascoltando la nostra musica, venga voglia di approfondire: magari, tramite le nostre interviste entreranno in contatto con l’underground e forse, sapendo che veniamo dal punk rock, cercheranno di cambiare un po’ la propria vita. “Non ci conto ma è bello combattere: ti dà qualcosa da fare e ti solleva dalla noia”

“E’ diventato un lavoro, che mi piaccia o meno. E’ una cosa che amo e vorrei farla sempre ma devo essere onesto: non mi diverto più come quando provavo ogni sera, immaginando il dopo. Non è come in quei primi due anni passati a suonare davanti a poca gente, quando scaricavamo da soli il furgone e i concerti rock, per noi, significavano solo suonare. E’ un privilegio che non puoi mantenere per 10 anni. Non è la stessa sensazione. “

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